martedì 12 marzo 2013

polenta, neve e bilbolbul


Sono ormai due settimane che il festival è finito,  ma come capita spesso per questo tipo di eventi, ci piace aggiungere qualche giorno o settimana di ritardo nel resoconto, un pò come guardare le foto del viaggio mandate a sviluppare dal fotografo pigro sotto casa. In questo caso il fotografo pigro non sta sotto casa ma a Roma, si chiama Marta Baroni e la ringraziamo immensamente per la compagnia di quelle giornate e per le immagini che vedete qui sopra e sotto.

Varie coincidenze ci hanno portato a dieci gradi in meno e dieci centimetri di neve in più, gentilmente ospitati in una casa rosa pastello dalla signora che produce queste perle di grafite e consorte (di cui non abbiamo link da infilare, accettiamo segnalazioni). Entrambi fanno parte di Katlang, e oltre a darci a disposizione un enorme divanoletto e una libreria colma di fumetti che vorremmo o avremmo già dovuto acquistare negli ultimi due anni, ci hanno cibato profumatamente allietandoci con aneddoti su alberghi e eroinomani, due cose che vanno di pari passo più spesso di quanto potremmo pensare.

Confrontarsi con i proprio simili, ovvero persone che passano la maggior parte del tempo a provare a vivere di ciò che gli piace e che nel tempo libero fanno la stessa cosa ma senza l'angosciosa ombra di affitti e bollette - si è rivelata un'esperienza liberatoria e incredibilmente famigliare. Testimone ne è il fatto di aver speso le giornate in un ambiente nuovo e da noi mai frequentato (fumetti e autoproduzioni italiane, realtà con cui abbiamo avuto sempre a che fare collateralmente ma mai direttamente) con la piacevole sensazione di stare un pò a casa, o ad una festa di quartiere in cui già ci si conosce e non si è forzati a parlare del tempo. Che dopo bufere e scarpe infradiciate ce ne sarebbe pure stato da dire.

Invece noi tutti ce ne siam sbattuti e abbiamo passato una duegiorni per le strade, sotto i portici, sotto gli ombrelli che si giravano e sotto i cumuli di neve che ogni tanto cadevano dai tetti o ci tiravamo addosso.

Nei momenti in cui queste bravate ci portavano al rossore epidermico (soprattutto nasale), ci rifugiavamo in Salaborse, fulcro dello scambio di chiacchiera e shopping compulsivo.
Menzione speciale va ai ragazzi di Inuit, che oltre a rimembrare precedenti conoscenze in terre isolane ormai mezzo dimenticate hanno curato il tavolo delle autoproduzioni - con una selezione di tutto rispetto (nobrow über alles, roba da stare male) e hanno adottato anche alcuni librini nostri, quindi sì, qualcosa a Bologna l'abbiamo lasciato.

Siccome che non siamo decisamente i tipo da macchinafotografica in mano sempre (fondamentalmente perchè non ce l'abbiamo, né possediamo telefoni adeguatamente attrezzati), i posti qui ritratti sono pochi ma sono anche quelli che ci son piaciuti di più.

Spazio&, con le tavole di Dormire nel Fango, di Michelangelo Setola uscito per Canicola. Dopo aver constatato che la matita su acetato va ormai per la maggiore, ci siamo concentrati sul the limone e zenzero e i biscotti di varie forme che venivano appropriatamente offerti ad un pubblico in fase di congelamento (oltre a questa nella foto ricordiamo: un gatto, un aeroplano, un ombrello, una casa).


Poi siamo andati da Zoo, giusto lì accanto.



Per chi si chiedesse cos'è Zoo
La mostra di Aisha Franz , che oltre ad esporre una quantità considerevole di tavole gli ha pure pasticciato i muri arredando gli ampi spazi vuoti senza scomodare la terza dimensione.
La mostra ci è piaciuta moltissimo, creando forse troppe aspettative sulla sua graphic novel, uscita anch'essa per Canicola, che è sicuramente molto piacevole da leggere ma priva di quell'ironia surreale che ci ha tanto colpito.
Adorabili mobiletti bidimensionali


cesti di frutta e storie di leoni che fanno la spesa


Nel frattempo i ragazzi di anonima impressori stampavano instancabilmente a caratteri mobili dei bellissimi poster del festival


E poi c'eravamo anche noi, con dei grandi giubbotti, nasi sgocciolanti e doppi guanti


Con delle forze che non sapevamo neppure di avere (e almeno un paio di stivali completamente bagnati all'interno), ci siamo trascinati nel posto pù bello dove stare in quel momento, si chiamava Squadro ed era completamente rivestito dalle stampe di Wagenbreth, che come al solito dà lezione a tutti e conferisce ai pirati  delle bellissime barbe orizzontali, a dispetto di ogni legge di gravità.





Esattamente quando pensavamo di aver già visto il meglio, siamo entrati in pinacoteca per la mostra di Mattotti. Fu il silenzio, e si spense anche qualche luce.
Di questa mostra ne hanno già parlato adeguatamente qui, aggiungiamo solo che è impossibile fruirne se non dal vivo, i neri sul nero non li vedrete mai in stampa, per quanto il volume della logos sia bellissimo e rilegato in modo sovrumano, non c'è proprio niente da fare, il dettaglio è perso. Chi aleggia attorno a Bologna ha ancora tempo di vederla. 

Ultima postilla sulla vita notturna, le serate al Bentivoglio, le pizze a due e cinquanta e i frigoriferi stradali, questi bolognesi in quanto ad inventiva ci hanno veramente stupito. Eccone un esemplare:

  

Si ringrazia e saluta caldamente tutta la meravigliosa gente che ha popolato, e continua a popolare Bologna. Come un popolo di fan, con molti di voi ci si è già dati il prossimo appuntamento. Ci si vede .